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  • Jacopo Angiolini

RESILIENZA? RESILIENZA...RESILIENZA! (O l'arte di assomigliare ai BAMBINI!)


Cosa significa resilienza?

Possiamo far crescere in noi la Resilienza?

Chi sono e come sono fatte le persone davvero dotate di Resilienza?


La Resilienza ...Letteralmente.


Spesso ci capita di dire, ed è assolutamente vero, che dovremmo conoscere innanzitutto il significato delle parole che usiamo; purtroppo questa cosa non è così spesso rispettata.

Infatti, girando un po’ su internet ci possiamo rendere conto che negli ultimi anni la Resilienza sembra essere diventata il prezzemolo delle caratteristiche umane. Così ci renderemo conto che possiamo trovare la Resilienza messa in relazione con l’informatica: dov'è intesa come la resistenza all'usura. Oppure in Ecologia ed in Biologia: dove la Resilienza è la capacità di una materia vivente di auto ripararsi dopo aver subito un danno o una alterazione. Per non parlare della Resilienza intesa come caratteristica del risk management.

Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi. Vince Lombardi

Detto questo ci rendiamo conto di aver bisogno di un vocabolario!

Prendendo in mano il buon vecchio Treccani si scopre che Resilienza è una parola spendibile almeno in tre ambiti differenti. Almeno in italiano.

Così scopriremo che Resilienza è una caratteristica presente nell'ambito della tecnologia dei materiali, intesa in questo caso come la capacità di resistere alla rottura durante la sollecitazione dinamica. Andando avanti troveremo resilienza nell'ambito dei filati e dei tessuti: declinata come l’attitudine di un tessuto, o di filato, appunto, a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. Naturalmente l'aspetto che ci interessa di più è quello che riguarda l’ambito della psicologia dove resilienza è la capacità di reagire di fronte ai traumi in maniera positiva.


Resilienza=Resistenza?


Così per come l’abbiamo vista fino ad ora la resilienza potrebbe tranquillamente essere scambiata per resistenza; ma il concetto di resilienza è in realtà molto più complesso che non la semplice capacità di resistere ad un urto. Sia esso figurato così come fisico.

Il fatto di essere Individui dotati di Resilienza presuppone infatti una serie di caratteristiche ben più complesse del lottare e l’opporsi ad una situazione negativa.

L’individuo ben dotato di Resilienza, infatti, impara non solo a reggere agli urti, ma anche a trovare qualcosa di buono in quello che è successo, girando la situazione in maniera da potersene servire a suo completo uso e consumo!

La resilienza in sostanza è un dono inestimabile che consente non di essere invincibili ma senz'altro di superare più agevolmente di altri le difficoltà. Trovando un buon guadagno in tutto quel che è successo!

Certo possedere in misura più o meno ampia la Resilienza all'interno della “scatola nera” del nostro carattere non ti mette certo al riparo dal di-stress, dalla paura, dal sentirsi tristi. Sicuramente più alta è la capacità di essere resilienti e più facile sarà riportare il nostro sentire ad uno stato di calma per ripartire di slancio!


Ma quali sono le caratteristiche principali della Resilienza?


Esiste una sorta di vademecum della resilienza? Per strano che sembri: Sì! Esiste! Più che altro esistono alcune caratteristiche che sono sempre presenti negli individui dotati di una forte Resilienza! Ma andiamo ad elencarle:

  • AUTOSTIMA: avere una buona considerazione di sé stessi è essenziale per riuscire ad avere una considerevole dose di Resilienza nelle proprie reazioni.

  • OTTIMISMO: ovviamente questa caratteristica è associata all'autostima! La disposizione a cogliere al volo il lato positivo delle cose è una caratteristica fondamentale dell’essere umano dotato di resilienza.

  • IL SOSTEGNO SOCIALE: Il fatto stesso di vivere in una situazione in cui ci si sente amati, stimati, ascoltati, sostenuti delle persone che ci circondano non può che essere d’aiuto ai fini della costruzione di un modo di reagire che preveda la Resilienza!

  • Il CONTROLLO: ovvero la capacità di credere di essere perfettamente in grado di gestire le situazioni intorno al noi (e va da sé che in una certa misura dev'essere una convinzione costruita su solide basi oggettive, oltre che caratteriali).

  • L’IMPEGNO: che è l’attitudine a concentrarsi sulla situazione a cui dobbiamo reagire.

  • LA SFIDA: che è quella caratteristica che ci consente di vedere i cambiamenti come un’opportunità di crescita piuttosto che come una minaccia che mina le nostre certezze.

  • IL SENSO DELL’UMORISMO: trasformare una disgrazia in un momento di crescita non è un lavoro possibile senza la capacità di trasformare in risata un pianto!


Ulisse …un esempio lampante di Resilienza?


Possiamo parlare di Ulisse, l’eroe omerico, come di un esempio fulgido di residenza? Prima di rispondere se sì o no io direi di dare un’occhiata alla sua storia!

Ulisse, il re di Itaca, è senz'altro conosciuto come uno dei personaggi più interessanti della Storia della letteratura mondiale. Nei secoli diversi scrittori si sono occupati di lui, dipingendolo come l’esempio più lampante di furbizia, intelligenza, velocità d’azione,indugiando anche a lungo sulla sua perseveranza nel voler tornare a casa nonostante tutto e nonostante gli anni che passavano.

D’altronde il buon Ulisse non solo aveva un obiettivo, ma sapeva che lo avrebbe raggiunto. Infatti già prima di partire per la guerra di Troia un indovino gli aveva detto che non sarebbe tornato a casa prima di vent’anni; e, bontà sua, povero in canna! Ragion per la quale il buon re s’era finto pazzo: facendosi trovare, dal buon Menelao che lo voleva in guerra, intento ad arare un campo col sale. Menelao, che la sapeva lunga, gli aveva messo il figlio in fasce davanti all’aratro; costringendolo a scoprirsi.

Io sono padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima. William Ernest Henley

Ma venendo alla resilienza di Ulisse. Per riuscire a tornare a casa il nostro eroe deve investire vent'anni della sua esistenza, suddivisi più o meno cosi: 10 anni passati in guerra, e gli altri 10 passate in mare con un Poseidone avverso che gli spedisce contro burrasche, maremoti e venti avversi,mostri marini e disgrazie di ogni genere, bonaccia e figa all'ennesima potenza.

Poi, come se non bastasse, lungo la strada se la deve vedere contro i Ciconi, i Lotofagi e, per gradire, contro il ciclope Polifemo (che lo vede come un’invitante tartina). Con Eolo (che gli regala un otre di venti), coi Lestrigoni che gli affondano tutta la flotta e poi anche con la maga Circe… che gli trasforma i compagni superstiti in maiali, e, dopo averlo trattenuto un anno, lo spedisce nell'Ade. Nel regno dei morti incontra gli amici defunti, la madre e l’indovino Tiresia, che per non fargli mancare nulla gli prevede un ritorno a casa luttuoso e difficile.

Rimessosi in mare se la deve anche vedere con le sirene, con Scilla e Cariddi, ed avendo banchettato con le vacche dell’isola di Elio anche con la furia di Zeus, offesuccio dal banchetto non concordato.

Poi, per alleggerire il tutto, si incontra con la ninfa Calipso che ha la bella idea di sposarselo e di tenerlo prigioniero per sette anni. Alla fine, solo come un cane perché i compagni gli son morti tutti, naufraga sull'isola dei Feaci: che il ragazzo gli deve fare una gran pena perché gli regalano una barca con cui può, finalmente, tornarsene a casa.

Finito? Macché: appena arriva a casa lo riconosce solo il cane Argo (che lo aspetta da vent'anni e un secondo dopo averlo, finalmente, rivisto …muore) e trova che la corte e la casa gli sono state depredate dai Proci. I quali Proci, dandolo per morto da anni, hanno la bella pensata di volergli sposare la vedova e finire di mangiarsi quel poco che hanno lasciato durante il corteggiamento. A quel punto al nostro eroe non resta che prendere arco e frecce e fare una strage nel salotto di casa.

Ma adesso è a casa con la moglie ed il figlio (si, quello dell’aratro!) e quindi quel che pensa alla fine è “tutto è bene quel che finisce bene!”. Che soggettone eh!

Si. Diciamo che uno che reagisce così è decisamente dotato di Resilienza!


Ma quindi chi sono gli individui Resilienti?


In buona sostanza gli individui resilienti solo coloro che di fronte alle difficoltà ed agli intoppi della vita non si arrendono; ed anzi, al contrario, cercano non solo il modo di tirare avanti; ma addirittura trovano una maniera per trasformare il colpo di sfortuna in un momento positivo. Fanno delle avversità una fonte di apprendimento e quindi trovano nelle sfighe un qualcosa che è in grado di regalargli delle competenze utili per migliorare la propria vita… non è male, non trovate?


Non arrenderti. Rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo. Proverbio arabo


la Resilienza è L’arte di assomigliare ai bambini?


In conclusione la Resilienza e l’arte di assomigliare ai bambini perché semplicemente i bambini sono naturalmente dotati di resilienza! Per comprendere questa cosa basta guardare un bambino mentre stai imparando a camminare. Un bambino non hai il senso del fallimento. O meglio: un bambino non percepisce uno sbaglio come un problema. Badate bene, non sto dicendo che un bambino veda uno sbaglio come l’inevitabile tappa di un percorso che lo traghetterà verso il successo. Ma è esattamente quello che fa. A differenza degli adulti ,un bambino non ha sovrastrutture, quindi non vede l’errore come il problema all'interno di una struttura altrimenti fatta bene. Un bambino semplicemente non vede l’errore. Quindi cade, si rialza, e ricomincia a camminare senza che il fatto di essere caduto influisca minimamente sul suo obbiettivo: imparare a camminare come fanno mamma e papà! Forse, anzi, sicuramente, il segreto della resilienza è tutto qua. Non percepire l’errore come un problema ma come un inevitabile tappa sul percorso verso il nostro successo. Ecco perché il concetto di Resilienza è così importante all'interno di un percorso di Coaching!

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